lunedì 18 febbraio 2008

Perchè transremo è transremo!


Una settimana fa il mio amico W mi manda un sms “sei ufficialmente nella giuria di Transremo”……ma ke cos’è?
Risposta: Transremo è una bizzarra parata di dragqueen che si esibiscono in playback.
Sabato alle 22, 30 da vera guest sono andato nella discoteca che ospitava la serata (Barfly era il mio bodyguard).
La sala era ancora semivuota K.D.P. la Drag-presentatrice vestito come un lampadario di murano impartiva stoico e professionale, dall’alto del suo tacco 20, le ultime indicazioni al piccolo esercito di aspiranti vincitori (parlo al maschile perché sono drag e non trans).
C’èra la GìGì basso e grassoccio vestito da improbabile damina, Tasha anoressico e sinuoso avvolto in vinile nero, Rhonda fianchi da donna e volto da boxer con un abitino anni 50’ e via così fino al decimo finalista, tutti truccati e acconciati come mignotte dell’antica Roma…..semplicemente FAVOLOSE!
La sala si riempie, noi della giuria ci sediamo ai posti riservati, il nostro giudizio dovrà basarsi su 3 elementi: Abilità nel playback, coreografia e ovviamente l’immagine.
K.D.P. tra battute e battutacce ( moltissime azzeccate) introduce i concorrenti,
il repertorio va da Anna Oxa a Rita Pavone passando per Orietta Berti.
Voto il menopeggio che poi ha vinto, lo show si chiude, Barfly e altri amici mi fanno cenno con la mano e mi indicano il bar della discoteca, saluto il bravo K.D.P. e il mio amico Dj (con me nella giuria) e li raggiungo, Barfly mi viene incontro porgendomi un gintonic, lo mando giù velocemente insieme a quella strana sensazione di aver assistito a uno spettacolo di un conformismo anticonformista, dove il cliché (elemento rassicurante) è il collante e la ricerca artistica è ridotta ai minimi termini.
Si dice che i gay hanno sempre anticipato e aperto nuove strade alla cultura Pop,
probabilmente si tratta di un mito inventato dagli etero.

domenica 3 febbraio 2008

Istanbul Gay Bar

…appena entrati il locale ci appariva elegantemente arredato, in una soffusa penombra uomini robusti vestiti Marlboro country sedevano lascivi al bancone di cristallo, in sottofondo le note dei Massive Attack.
Ma il Bear Bar di Istanbul è tutta un’altra cosa.
A pochi isolati dal nostro hotel c’era il “Degirmen Pub”... e una sera decidemmo di andarci.
Da fuori sembrava una trattoria, Varcata la soglia fummo avvolti da una nube di tabacco e sudore, lo scenario che ci si schiudeva era ..come dire.."insolito" tavoli e sedie di plastica ospitavano una moltitudine di uomini apparentemente tutti vecchi, che chiacchieravano, mangiando pistacchi e bevendo birra, poco più giù altri vecchi apparenti intonavano canzoni popolari accompagnati da una mini orcestra simile ai Gipsy Kings, al centro uno sparuto gruppetto di “femminielli”con i capelli raccolti si muoveva come Shakira..
ad una piu attenta osservazione (femminielli esclusi) erano tutti molto simili:
Sopraciglia che non conoscono pinzette, qualche dente d’oro, scoppola, insomma quelle foto Alinari che ritraevano il popolo, datate 1890 c.a.
Un ragazzino di circa tredici anni, che sembra uscito da Nuovo cinema Paradiso ci fa sedere in fondo.
Ci guardiamo intorno attoniti e sorpresi,ci portano due birre e pistacchi, dopo poco siamo rilassati e entrati nel mood della serata, la musica popolare turca è bellissima, e cantata dal vivo lo è di più. Un anziano bear(?), che forse era un giostraio curdo o un arrotino viterbese, mi sorride e mi invita a ballare, (proprio come in una balera), mentre a Barfly un Femminiello di cinquantanni con un maglia attillata e sudata, gli fa palesemente gli occhi dolci. Sorridiamo battiamo le mani a tempo, ma improvvisamente al centro scatta la rissa,in puro stile Bud Spencer, sedata in sei mosse dall’esperto barista......e la musica ricomincia. Un antropologo dividerebbe la fauna del Degirmen pub in due gruppi principali: gli uomini-uomini e gli uomini–donna, uomini che si comportano esageratamente da uomini (per capirci un po’ come le lesbiche) e uomini che si comportano come se avessero l'utero (per capirci un pò come Renato Zero). Siamo rimasti un bel po’ in quel bar, a scherzare e ridere con persone semplici e socievoli , c’era anche qualcuno che ci guardava torvo pensando “Stranieri, che cazzo volete?”. Ubriachi e divertiti uscimmo da quel bar che soffocava di testosterone e sudore ascellare, mentre l’aria fresca ci entrava nelle narici e ci ossigenava il cervello, eravamo contenti, contenti di aver conosciuto il “Folkgay”che ignora lo stereotipo global delle camicie a quadri e scarponi lumberjack, il Folkgay che non sa nemmeno che il resto del mondo occidentale lo etichetta come Bear.